Romania: presenza italiana sul territorio

Alessandro PasutPresenza italiana: dai dati del Registro Nazionale del Commercio emerge che al 31 dicembre erano registrate complessivamente 37.029 imprese a partecipazione italiana, di cui 17.883 attive. Nello scorso anno sono state registrate 1.986 nuove aziende a partecipazione italiana, pari al 31,1% del totale delle nuove aziende a partecipazione estera registrate in loco. L’Italia continua ad essere, da oltre 10 anni, il principale paese investitore per numero di aziende registrate, occupando il settimo posto tra i primi investitori per capitale investito. Tra le aziende italiane presenti in Romania, la maggior parte delle quali sono piccole e medie imprese, esistono anche importanti realtà imprenditoriali. Anche se la presenza italiana è diffusa in molte aree del Paese, vi è una tendenza a concentrarsi in alcune zone specifiche in particolare nel Nord-Ovest del paese, nella provincia di Timis dove risultano oltre 2.755 aziende italiane e miste attive. Nel Nord-ovest della Romania e nelle province limitrofe (Arad, Bihor, Cluj) si concentra quasi un terzo delle presenze imprenditoriali italiane, mentre un quinto delle aziende italiane sono attive nella municipalità di Bucarest. I dati del Registro del Commercio dimostrano che oltre alla provincia di Timis, Prahova (centro della Romania), risulta essere una zona particolarmente interessante per gli imprenditori italiani.

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Croazia: investire, importazioni ed esportazioni

Alessandro PasutI dati preliminari dell’istituto nazionale di statistica croato dimostrano che l’interscambio commerciale croato è stato pari a 12,5 miliardi di euro. In diminuzione risultano sia le esportazioni che le importazioni. Anche nel corso del primo trimestre di quest’anno la Croazia continua a realizzare gli scambi commerciali principalmente con i Paesi Europei, soprattutto con quelli dell’Unione Europea. Nonostante il forte calo degli scambi commerciali bilaterali l’Italia si riconferma quale principale partner commerciale della Croazia, il primo fornitore e il primo acquirente. Il calo è dovuto sia alla diminuzione dell’export croato verso l’Italia (-9%) che, soprattutto, al calo delle forniture italiane (- 19,5%). L’Italia ha avuto un’incidenza del 14,4% sull’interscambio commerciale totale croato; seguono la Germania (12,6%), la Slovenia (6,9%), la Bosnia ed Erzegovina (6,7%), la Russia (6,6%), la Cina (6,4%) e l’Austria (5,4%).

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Croazia: interscambi commerciali

Interscambio: secondo i dati preliminari dell’istituto di statistica croato relativi al 2014 l’interscambio commerciale croato è stato pari a 22,88 miliardi di euro, ovvero del 4,7% inferiore rispetto all’interscambio realizzato nello stesso periodo dell’anno precedente. In diminuzione sia le esportazioni che le importazioni. Anche nel 2014 l’Italia si riconferma il primo partner commerciale; il valore dell’interscambio bilaterale è stato pari a 2,99 miliardi di euro. L’Italia si conferma anche quale primo mercato di destinazione, nonostante la diminuzione delle esportazioni croate verso l’Italia del 16,1%, ma diventa secondo Paese fornitore preceduta dalla Germania (il valore delle forniture italiane verso la Croazia è stato pari a 1,83 miliardi di euro; diminuzione del 13,6% ). Agli scambi con l’Italia viene ricondotto il 13,1% dell’interscambio commerciale totale croato. Seguono la Germania, la Slovenia, l’Austria, la Bosnia ed Erzegovina e la Russia.

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Repubblica Ceca: clima economico

Alessandro PasutClima economico: secondo un’indagine condotta dall’agenzia Datank su un campione di 7.000 imprenditori cechi, quattro imprenditori su dieci prevedono di espandere nel prossimo futuro le attività delle loro imprese. Un’ulteriore 36% degli imprenditori invece sta cercando di pianificare un passaggio generazionale alla guida della propria azienda e soltanto il 10% pensa di metterla sul mercato. L’indagine sottolinea che le fonti finanziarie preferite dagli imprenditori cechi per l’espansione delle società sono i finanziamenti europei e i mutui bancari. Secondo gli imprenditori cechi, i maggiori ostacoli per realizzare i nuovi investimenti sono rappresentati dal carico amministrativo e dalla tassazione. Per circa il 30% degli imprenditori poi pesa sui futuri investimenti il calo della domanda. Le regioni preferite con più di due terzi di consensi sono Praga, la regione della Boemia centrale e la regione della Moravia meridionale, mentre i municipi più aperti alle esigenze degli imprenditori si concentrano nella regione di Olomouc e a Praga.

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Repubblica ceca: legge societaria

Alessandro PasutLegge societaria. E’ entrato in vigore il nuovo diritto privato e societario che introduce numerose modifiche. Dalle disposizioni transitorie della Legge sulle corporazioni commerciali emerge che tutte le norme nei contratti sociali, e quindi anche gli Statuti delle società per azioni, decadono con l’entrata in vigore della legge. Di conseguenza le regole contenute nello Statuto o nei contratti sociali che divergono dal testo della nuova legge sono da considerarsi nulle. Le disposizioni transitorie prevedono l’obbligo per le corporazioni commerciali di adeguare i propri documenti societari al testo della legge. Qualora le società non adempiano agli obblighi neanche nella scadenza fissata dal Tribunale, quest’ultimo potrà ordinarne la cessazione d’esercizio e la liquidazione forzata.

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Bulgaria: investimenti esteri

Alessandro Pasut

La Banca centrale bulgara ha reso noto i dati sugli investimenti diretti esteri in Bulgaria relativi all’intero anno 2013. I flussi di investimento nel Paese in provenienza dall’estero sono stati di 1.229,4 milioni di euro, contro i 1.480,5 milioni nello stesso periodo del 2012. Per il solo mese di dicembre è stato registrato un deflusso di investimenti esteri pari a 135,1 milioni di euro a fronte dei 251,9 milioni del 2012. L’Equity capital attratto, comprendente le partecipazioni societarie e le transazioni nel settore immobiliare, ammonta a 953,4 milioni di euro, registrando un calo di 78,4 milioni rispetto ai primi dieci mesi del 2012. Sono in flessione anche gli utili reinvestiti: 140,1 milioni di euro rispetto a 131,5 milioni nello stesso periodo del 2012. Le principali provenienze sono state i Paesi Bassi (602,9 milioni di euro) ed il Lussemburgo (200,4 milioni).

 

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Croazia: investimenti esteri

Alessandro PasutSecondo quanto reso noto dalla Banca Nazionale Croata, nel periodo compreso fra il 1993 ed il 2013 l’ammontare degli investimenti diretti esteri effettuati in Croazia è stato di 26,87 miliardi di euro, di cui 1,055 miliardi nel 2012 e 436,9 milioni di euro nel 2013. Nell’arco temporale 1993-2013 il principale investitore risulta essere l’Austria, seguita dai Paesi Bassi, dalla Germania, dall’Ungheria, dal Lussemburgo, dalla Francia, dall’Italia e dalla Slovenia. I dati divulgati dalla Banca Centrale della Croazia, che considerano i flussi finanziari provenienti direttamente dall’Italia, mostrano per il periodo tra il 1993 ed il 2013, uno stock di investimenti diretti pari a 1,347 miliardi di euro, posizionando l’Italia al settimo posto nella graduatoria dei paesi investitori, con il 5% del totale degli investimenti diretti esteri. Nel solo anno 2013 l’Italia, con 62,3 milioni di euro investiti, risulta il quinto investitore in Croazia preceduta dai Paesi Bassi, dalla Germania, dall’Austria e dal Lussemburgo.

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Serbia: investimenti e nuove fabbriche

Alessandro PasutUna società italiana, che produce macchine agricole, ha firmato un memorandum di intesa con il sindaco della città di Pozarevac, Miomir Ilic, per la realizzazione di una fabbrica. La città cederà, a titolo gratuito, un terreno di 4,2 ettari, già pronto per edificare il nuovo impianto. La fabbrica dovrebbe essere costruita entro i prossimi tre anni. Il valore complessivo  dell’investimento ammonta a 8 milioni di euro. L’operazione verrà divisa in tre fasi di cui la prima avrà inizio già a maggio di quest’anno mentre le altre due fasi di lavoro verranno concluse entro il 2018. Uno dei motivi per cui la società ha deciso di investire a Pozarevac è la presenza nello stesso territorio di una società serba, specializzata in macchine agricole, che potrà dare un contributo a fornire manodopera qualificata.

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Slovacchia: imposte sul reddito

Il Parlamento slovacco ha approvato alcune modifiche alla legge sulle imposte sul reddito, tra cui le seguenti. Le organizzazioni stabili non sono obbligate a tenere la contabilità a partita doppia, a meno che tale obbligo non venga loro imposto dalla legge sulla contabilità. Gli Accordi Preventivi sui Prezzi, cioè l’approvazione del metodo per il trasferimento del prezzo da parte dell’autorità fiscale, (APA) saranno soggetti ad una tassa amministrativa pari all’1% o al 2% del valore della transazione, a partire da un ammontare minimo di € 4.000, fino ad un massimo di € 30.000. La tassa dovrà essere pagata dal momento della presentazione di una richiesta APA. Ai fini dell’applicazione della nuova ritenuta d’acconto del 35%, il concetto di contribuente non compreso negli accordi dei Paesi convenzionati è stato ridotto. Questo accordo comprenderà anche i paesi con i quali la Slovacchia non ha stretto alcun Trattato di doppia imposizione, ma che, tuttavia, sono firmatari di altri accordi sullo scambio di informazioni dei quali la Slovacchia fa parte.

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Romania: società e nuove imprese

Secondo dati recentemente pubblicati dall’Istituto Nazionale di Statistica (INS), a gennaio quasi 600 imprese romene a capitale estero sono state registrate, con un valore del capitale sottoscritto di 165 milioni di euro. Nel primo trimestre del 2014 si contavano 1.550 nuove imprese a partecipazione estera. Questo porta il numero complessivo delle società a 193.000, con un capitale sottoscritto complessivo del valore di 38,2 miliardi di euro. La maggior parte delle imprese sono state registrate nella capitale Bucarest, seguita da Timis , Bihor e Ilfov e hanno partecipazioni estere d’Italia, Germania, Turchia, Francia e Ungheria.

Per quanto riguarda lo stock di investimenti, l’Olanda risulta la fonte più importante di investimenti stranieri in Romania, con 7,5 miliardi euro a fine marzo 2014 e 4.883 imprese, seguita dall’Austria, con uno stock di 4,9 miliardi di euro e 6.700 imprese. L’Italia continua ad essere il maggior investitore in Romania per numero di imprese (37.700 aziende con un capitale sociale complessivo di 1,7 miliardi di euro), seguita dalla Germania con 20.000 imprese e un capitale sociale di 4,4 miliardi di euro. L’anno scorso in Romania sono state 6.600 le nuove imprese a partecipazione estera e gli investimenti diretti esteri sono aumentati di un quarto rispetto all’anno precedente, raggiungendo la cifra record di 2,7 miliardi di euro, la più alta degli ultimi quattro anni. Come rilevato dalla Banca Centrale Nazionale, nei primi due mesi dell’anno gli investimenti diretti in Romania ammontavano a 282 milioni di euro.

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